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Sud America In Moto // Paolo Cattaneo // ITA

By dimuzioax on 21 Aprile 2020
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IL SUD AMERICA IN MOTO

Descrivere come possa essere viaggiare il sud America in moto è una cosa più facile a dirsi che a farsi.

Nel 2016 sono partito con la mia KTM 1190 in esplorazione del continente, ed ho passato un anno e mezzo a cercare di carpirne il più possibile, macinando quasi 70000km.


Forse la maniera migliore di raccontare un anno e mezzo di viaggio attraverso paesi cosi diversi, in poche righe, è quella di rispondere alle domande che sempre mi vengono poste, riguardo a questa bellissima parte del mondo.

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Qual’è il paese più bello del Sud America?


Questa è sicuramente la domanda più gettonata, ma che ovviamente si basa su un punto di vista molto personale.
In ogni caso, il paese che m’ha affascinato di più in Sud America è stata sicuramente la Bolivia.
Nonostante la sua storia un po particolare, la Bolivia è sicuramente uno dei paesi con ricchezza e risorse naturali più impressionanti di tutto il continente; la nazione soffre purtroppo al suo interno di conflitti socio-politici non indifferenti e di essere una delle due sfortunate ad non avere contatti con l oceano direttamente.

Nonostante i trascorsi, in Bolivia persiste una forte tradizione indigena che ovviamente è in forte contrasto con il progresso occidentalizzante del resto del continente.
La Bolivia è anche il paese più incredibile per quanto riguarda la situazione stradale.
Ogni volta che si sale in sella, non si sa mai come può andare a finire.
In Bolivia si possono trovare strade con asfalto perfettamente liscio e curve che pare siano disegnate da un pittore. Alla stessa maniera ci si può però imbattere in strade totalmente abbandonate da anni (come la famosa Carretera de la Muerte),  o strade completamente fatte di fango.

A volte non vi sono nemmeno le strade, come nel parco delle Lagune Colorate di Edoardo Avaroa, o come sul meraviglioso lago salato di Uyuni, dove si è liberi di scorrazzare a tutta velocità.

Insomma, fango, buche, lavori stradali interminabili ed ogni pericolo possibile ed immaginabile, sono solo alcune delle cose che si possono incontrare guidando una moto in questo coloratissimo paese.
L’80% degli abitanti della Bolivia è di stampo indigeno; è normale quindi vedere signore vestite con abiti tradizionali (cholitas), gente a passeggio con Llamas ed Alpacas e persone che parlano ancora il quechua, una delle lingue tradizionali del paese.

Le donne trasportano i bebe’ sulle spalle, avvolte in una tela di colori sgargianti, tipica della tradizione indigena sudamericana.
La sua città più famosa (ed una delle città piû alte al mondo) La Paz, è un luogo veramente incredibile; solamente guardandola dall’alto si può veramente apprezzare la sua sbalorditiva struttura. Un concentrato di case, mercati, auto, gente, colori, odori, suoni e vibrazioni, il tutto gentilmente posato su una vallata circondata da montagne alte 6000 metri. Uno spettacolo che non ha eguali al mondo.
Cercare di navigare la propria moto in una città come questa, è un’impresa a dir poco ardua. Un po per il traffico, ed un po per la morfologia della città, ci si può trovare ad avere serie difficoltà nel manovrare un veicolo. Un altro fattore importante, riguardo a La Paz, sono le continue proteste civili ed i mercati che, assolutamente non segnalati, possono bloccare strade intere per ore ed ore e quindi creare problemi di traffico a tutta la città.


La Bolivia non solo è unica a livello culturale, ma anche a livello geografico; per metà confina con Argentina, Cile e Peru, dove è praticamente tutta sopra i 3000 metri d’altura e dall’altra, confina con il Brasile, dove è completamente tropicale ed arriva facilmente a toccare i 40 gradi con il 95% di umidità.
Questo rende la Bolivia uno dei paesi più duri del sud America da percorrere in moto.


In termini di sicurezza stradale ovviamente, è uno dei posti più intensi del Sud America.
Sulle strade vige ancora la “legge del più forte”; mi sono ritrovato più volte faccia a faccia con camions in sorpasso, che m hanno costretto ad uscire di strada a 100km/h.

Un’altra pratica comune è il sorpasso in salita, anche in curve cieche, che causa ovviamente disagi per entrambe le parti in questione.

Insomma, non ci sono praticamente etichette di rispetto stradale per i motoristi.

Oltre agli ostacoli stradali, ho dovuto fisicamente abituarmi alle asperità del paese, soprattutto all’altitudine, che per un paio di settimane non mi permetteva di respirare e dormire normalmente.


Un’altro dettaglio particolare della Bolivia, è la difficoltà nel fare benzina. 

L’octanaggio, quando va bene, è di circa 82 e non tutti i distributori sono disposti a vendere carburante.

Ci sono infatti leggi che ne proibiscono la vendita a veicoli con targa straniera. Solo alcuni distributori permettono questo, ed altri invece ti fanno pagare il triplo di quello che pagherebbe un boliviano (il prezzo è sempre comunque molto economico rispetto a standard europei).

Nonostante tutte queste asperità ed inconvenienti, ho veramente avuto un’esperienza fantastica in Bolivia, soprattutto con la sua gente.

Il paese ha ancora qualcosa di magico e di selvaggio, che a mio parere le altre nazioni hanno ormai un po’ perso.
E, come sempre, le cose più difficili da conquistare sono quelle che alla fine ci danno più soddisfazione.

 

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Quale paese ti ha sorpreso maggiormente?


Senza ombra di dubbio l’Ecuador. 

Decisamente il paese più sottovalutato del continente, offre invece un array di bellezze naturali, culturali e culinarie incredibili.
Le strade sono state quasi tutte recentemente asfaltate, quasi senza buchi, le città sono generalmente pulite (per i livelli del sud america) e la gente molto rilassata e cordiale.
In particolare la mia città preferita è stata sicuramente Cuenca, un gioiellino attraversato da ben 4 fiumi, alle pendici di uno dei monti più alti del paese. 

Cuenca, oltre ad essere bellissima, è uno dei luoghi con più motociclisti del paese. La passione per la moto qui, non scherza!

L’Ecuador vanta inoltre di ben 90 vulcani (e di una delle falde sismiche più grandi del Latino america) e di 3 ecosistemi diversi.
Il vantaggio di essere cosí “piccolo”, permette poi di raggiungere praticamente qualsiasi luogo del paese in un giorno massimo. Dalla costa all’Amazonia, o dal nord al sud, il tutto in meno di 1000 km.
La struttura delle sue strade quindi varia molto, passando dalla costa per esempio, dove ci si ritrova in paesaggi tropicali, circondati da piantagioni di banane e cacao, fino alla prima catena montuosa, dove si arriva invece fino ai 4000m di altezza.

Al centro del paese, intorno ai 2800 metri di altezza, si può ammirare la sua capitale, Quito, in una cornice montuosa splendida.
Spingendosi ancora di più verso l’interno, si può incontrare la seconda catena montuosa decisamente molto più fredda ed umida, che termina poi nella zona amazzonica a temperature totalmente tropicali.

Al di essere un paese fantastico per il motociclismo, l’Ecuador offre anche uno dei posti, in generale, più belli al mondo a mio parere: le isole Galapagos.
Un paradiso tropicale ed, al tempo stesso, una riserva marina e di biodiversità uniche al mondo; Darwin non per nulla ha scelto questo posto per basare la sua teoria dell’evoluzione!

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Il luogo peggiore?
Onestamente parlando, non si può generalizzare e puntare il dito su un paese od un luogo in particolare.
Di solito questo tipo di classificazione viene fatta a seconda delle esperienze accumulate, quindi diciamo che i miei ricordi peggiori sono legati più che altro ad un evento ben specifico, più che ad un luogo.
Senza ombra di dubbio, la giornata peggiore del mio viaggio è stata durante il mio passaggio in Argentina sulla Ruta 40.
Mi sono ritrovato a percorrere la famosa strada che congiunge il nord al sud del paese, costeggiando le Ande, durante la fine dell’autunno, quindi con temperature massime intorno ai 2-4 gradi centigradi.
La giornata, per come era nata, non sembrava riservare sorprese inaspettate; sveglia, colazione, caricare la moto e percorrere un “pezzettino” di strada di circa 600km.
Dopo i primi 60km, sotto l’acqua, mi sono ritrovato infreddolito a percorrerne altri 130 all’asciutto, fino ad arrivare ad un tramo di strada di 80km, completamente fatto di fango (congelato); la strada era tutta terra smossa e l’unica parte percorribile era al centro, dove i solchi dei pneumatici delle auto avevano appiattito a sufficienza la melma fino a farla diventare completamente compressa.
Sono entrato nel tramo di terra a 70km/h e non c’è voluto molto per capire che la terra era sfortunatamente stata bagnata dalla pioggia ed, a causa del freddo, si era congelata, creando uno strato di ghiaccio in superficie. Dopo qualche secondo la moto ha iniziato a pattinare violentemente sia sull’anteriore che sul posteriore, scaraventandomi al suolo e sbattendomi a terra di schiena.
L’impatto fu duro ma mi rialzai solo un po intontito, fortunatamente, cercando di capire cosa era successo e guardandomi intorno per vedere se ci fosse qualcuno ad aiutarmi a sollevare la moto.
La peculiarità della pampa argentina è che è immensa e completamente desolata, quindi grazie al cielo non mi ero rotto nulla, perchè ovviamente ero completamente da solo.
Riuscii a sollevare la moto da solo ed a proseguire, questa volta con cautela, fino alla fine degli 80 km di terra congelata.
La moto era solo un po sporca ma sembrava non aver ricevuto nessun danno importante, a parte la rottura del parabrezza.
All’improvviso la strada si tramutò in una distesa infinita di ciottoli neri.
Le pietruzze erano cosi tante che le ruote affondavano quasi completamente in esse, come fosse sabbia, e rendevano complicato il maneggiare la mia moto di 300kg, in velocità. L’anteriore si muoveva all’impazzata, come se cercassi di tenere fermo un toro per le corna.
Ad un certo punto la strada piatta diventò una discesa ripida.
in pochi istanti mi ritrovai ad affondare nei ciottoli ed a vedere lo sterzo chiudersi inesorabilmente di fronte ai miei occhi.
La scivolata era inevitabile e questa volta rimasi intrappolato sotto la moto.
Ovviamente, data la posizione, il peso della moto ed il fatto che fossi in discesa, non riuscivo a liberare il mio piede da sotto la moto (che grazie al cielo era protetto dagli scarponi).
Dopo un 10 minuti di pseudo “lotta greco romana”, riuscii a rimettermi in piedi.
I lividi iniziavano ora a farsi sentire ma di certo non potevo rimanere li, nel mezzo del nulla a piangermi addosso od a sbraitare sull’accaduto.
Ripreso il viaggio, questa volta con molta più cautela, iniziò finalmente di nuovo l’asfalto.
Mi resi conto che però la moto iniziava a rispondere male con la sospensione posteriore.
Mi fermai per vedere cosa era successo e, per la famosa legge di Murphy “se le cose possono andare peggio lo faranno”, mi accorsi che l’ammortizzatore posteriore era infatti esploso.
L’olio era fuoriuscito ormai quasi tutto dal mono e la moto rimaneva in strada solo grazie alla molla.
Avendo ancora un 250 km di tappa da completare, decisi di rimettermi in cammino ugualmente, fermandomi giusto per un caffè prima, al primo distributore di benzina.
Dopo aver fatto il pieno, di motivante caffeina e di benzina, saltai in sella di nuovo e, dopo 10 metri fatti con la moto accesa, mi resi conto che qualcosa non andava: guardai la ruota dietro e, con sinceramente poco stupore, vista la giornata funesta, vidi che avevo la gomma a terra.
Si dice sempre che non bisogna mai mollare e continuare ad andare avanti di fronte alle avversità…
Beh, io a quel punto decisi di fermarmi e passare la notte in questo paesino sperduto dell’Argentina.

Quando non gira…

 

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Qual’è il posto più bello da attraversare in moto?
Difficile stabilire un unico posto in particolare. Ci sono veramente un sacco di posti bellissimi ed unici in tutto il continente che è impossibile sceglierne uno.
Decisamente la Patagonia cilena ed il percorrere la Carretera Austral (la strada che attraversa appunto la parte piu a sud del Cile) sono tra gli highlight, non solo del mio viaggio, ma della mia vita in generale!
Un altro posto che m’ha lasciato a bocca aperta è certamente il Lençois Maranhense, in Brasile; un deserto di 150km di dune bianche, ricolmo di lagune di acqua dolce, a ridosso dell’oceano. Semplicemente spettacolare.
Le lagune colorate ed il Salar de Uyuni in Bolivia meritano anch’esse di essere menzionate; paesaggi lunari, in una cornice unica ed ancora incontaminata a 4300 metri d’altezza.

Il posto piu pericoloso per guidare la moto?
In questo senso, mi sento di dover distinguere questa risposta in due parti.
Il paese che in assoluto ha la maggior pericolosità per quanto riguarda condizioni stradali, calamità naturali e motoristi incauti è senza alcun dubbio il Perù.
Una nazione che ha 3 catene montuose, di cui una sui 6000 metri di altezza, il canyon piu profondo al mondo ed una delle zone sismiche piu accentuate del pianeta, non può che offrire emozioni forti.
I suoi abitanti inoltre hanno una guida tendenziamente molto aggressiva, soprattutto nelle grandi città, dove il traffico diventa decisamente intenso.
Le collisioni tra veicoli, in questo senso sono all ordine del giorno. 
La sicurezza stradale è molte volte precaria e l’assenza di adeguate accortezze da parte dei guidatori, rende il paese completamente “sevaggio”.
L altro paese che invece vanta di pericolosità alquanto abnormi, per via questa volta dell’alta percentuale di criminalità, è il Brasile.
Anche in questo caso, le situazioni peggiori si hanno nelle grandi città o nelle sue vicinanze dove gli assalti per furto avvengono più di frequente.
Ciò nonostante, durante i miei 3 mesi di permanenza nel paese, non ho affatto riscontrato problemi in questo senso.
Sarà stata fortuna?
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Per Concludere
Credo che veramente il Sud America sia per ogni motociclista, un fantastico parco di divertimenti, pieno di emozioni e di strade che solo si possono immaginare nei propri sogni.
Non avrei mai potuto pensare che potesse essere cosi spettacolare e che mi potesse lasciare cosí invaghito dal suo fascino.

Paolo Cattaneo

https://www.facebook.com/paolocattaneoofficial/

https://www.instagram.com/paolocattaneophoto/

Nato a Oggiono (LC) nel 1980 e cresciuto nella Brianza, la mia vita ha avuto una svolta radicale solo nel 2004, dopo essere emigrato all’estero ed aver conseguito una laurea in ingegneria informatica.
Nel 2005 mi sono trasferito a Los Angeles e nel 2008 a Bangkok; nel 2010 invece ho cambiato residenza in maniera definitiva, scegliendo Sydney come base.
Nel 2015 ho comprato la moto, ho mollato casa e lavoro, ed ho iniziato a girare tutta l’Australia; nel 2016 ho spedito la moto in Sud America ed ho cominciato ad esplorare tutto il nuovo continente e successivamente anche l’Europa.
Dopo aver macinato quasi 170000 km, nel luglio 2019 ho raggiunto l’Italia con la mia compagna di viaggio, chiamata Bronte, una KTM 1190 Adventure del 2013.
Ora, dopo quasi 5 anni di avventure, mi ritrovo a girare il mondo, in sella alla mia moto, come nomade digitale.

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